Nuovi Ritmi Di Pechino

Dalla City Alla Grande Muraglia

 


 


 


 


 


 


 


Di Serena Zuccheri


serezuit@fastwebnet.it



Pechino. Un venerdì sera afoso, umido, di quelli che ti si appiccicano sulla pelle. Il sudore si mischia alla polvere delle strade brulicanti di studenti incuranti del caldo asfissiante. Si affrettano a legare accuratamente le loro biciclette, bene prezioso in questa città, simbolo non di progresso, ma di agiatezza economica. Chi ancora non può permettersi nemmeno il  lucchetto della catena aspetta davanti all’entrata ovest del vecchio Istituto di Lingue, aspetta i gemenr (compari) occidentali con cui magari dividere la spesa di un taxi, o, ancora meglio, un passaggio gratis verso il centro della città, magari, chissà…
Prima di arrivare all’uscita ovest, passo per il Bla Bla, bar di passaggio per fliers di concerti, ‘loculo’ in cui le primissime informazioni sul weekend passano veloci, in un concerto di lingue straniere che si mescolano ad un cinese alle prime armi. Riesco ad accaparrare l’ultima copia di ‘That’s Beijing’, rivista gratuita interamente in inglese, sponsor di eventi più o meno ufficiali. Mi fermo alla voce Music Events. Dal Club Orange, partono i pullman per il ‘Paradiso’: un rave sulla Grande Muraglia. Al Vics, una delle venues prediletta da Quentin Tarantino dopo il privé del Vogue, un Dj locale propone una scaletta di pezzi Hip Hop e R&B, generi molto apprezzati al momento. Di concerti Punk Rock neanche un accenno, c’è il Rave sulla Muraglia, i punk di Pechino saranno tutti lì, i concerti sono stati posticipati al sabato e notizie più precise sugli eventi si sapranno solo il giorno dopo e certamente non su That’s, ma tra uno scambio di voci e fliers fatti alla bene e meglio.
È un po’ che manco da Pechino, sono solo le nove di una notte che si prospetta lunga. Esco dal Bla Bla e ritorno all’uscita ovest. Decido di prendere un taxi e l’indirizzo è preciso: Beida Ximen, l’entrata ovest dell’Università di Pechino, una strada stretta e corta dove da anni rimbombano i suoni del Solutions, luogo in cui nel 1996 gli Underground Baby, gruppo Punk del momento, si impose di salire sul palco per onorare l’anniversario della morte di Kurt Cobain, unico locale all’epoca in cui la supremazia del Hip Hop non era ancora arrivata ed era ancora possibile ascoltare il Reggae storico di Bob Marley e Peter Tosh.
Il tassista accosta ma io tentenno. Del Solutions che ricordavo non c’è nulla o quasi. Rimane la struttura di cemento ma l’ideogramma cerchiato che vi è stato posto è indiscutibile: zhe, rompere, spezzare, distruggere. Quello che ne resta sono mattoni e vetri di bottiglie sparse li intorno da chi solo qualche mese prima aveva lo sguardo perso e barcollava alla ricerca di qualcuno che lo riportasse a casa perché troppo ubriaco, d’altronde il Solutions era l’unico posto dove una bottiglia di birra costava ancora 10 kuai.
Nuova corsa, nuovo giro: Sanlitun Jiuba Jie, Sanlitun, la via dei bar.
Il tassametro ha superato i 35 kuai e visto il traffico decido di proseguire a piedi. Riconosco la X del Cross Bar e arrivo al Beijing Youth Hostel e senza nemmeno accorgermene inizio il giro dei famosi “Meat Market” di Pechino dove la parola d’ordine sia per stranieri che per locali è Pao Nu (rincorrere le donne). Il Poachers è il primo della lista ed è proprio la hall dell’ostello della Gioventù. Noto a tutti per la mancanza di aria che lì non circola da anni, dovuto soprattutto alle restrizioni del proprietario: mai aprire le finestre, nemmeno quando è inverno e i termosifoni sono accessi, neanche quando le gocce che ti cadono addosso non sono di sudore ma di condensa creatasi per la troppa gente, il troppo fumo e la dimensione (alquanto scarsa) del posto. Dopo aver ascoltato l’ennesimo pezzo dei Beasty Boys, dei Blur e dei Chemical Brothers e infastidita dall’insistenza di qualche personaggio alticcio esco a riprendermi l’aria negatami al Poachers. All’uscita incontro Gao Wei, voce leader degli Underground Baby. Seduto in un angolo, solo, ad ascoltare un cd di Bowie dei tempi di Ziggie Stardust. Noto che ha smesso di tingersi i capelli e dopo esserci scambiato giudizi più o meno forti sulla chiusura del Solutions mi mette al corrente dell’abbattimento di altri locali storici della Pechino underground: il Vogue, centro propulsore della Techno Made in Pechino, chiuso ufficialmente per disturbo alla quiete pubblica, ma ufficiosamente per un giro di ecstasi proveniente a quanto pare da Hong Kong; il Left Bank, luogo in cui si è consacrata la scena dell’ Hip Hop locale e internazionale; l’ Happy Paradise, a Haidian, pista da pattinaggio su legno preceduta da una piccola sala d’aspetto in cui i musicisti riprendevano fiato fumando marijuana raccolta a Pechino.
Di quei posti rimangono le fondamenta fantasma, mi spiega Gao, quelle che serviranno da base per i nuovi dormitori dell’Università di Pechino e per i nuovi centri sportivi per le Olimpiadi del 2008. “Cara mia”, mi dice, “ancora una volta progresso prima di tutto e tutti”.
Ci dirigiamo verso l’entrata del Club Orange, luci soffuse e in stile Arancia Meccanica. I pullman sono tre e aspettano l’arrivo dei ravers, chiusi ancora nel bar ad ascoltare gli avvertimenti di Harry li, ex proprietario del Vogue e attualmente del Orange, del New Lounge e del Loft: “Ragazzi siamo qui per divertirci. Niente guai per favore. Se avete qualcosa da fare fatela ora.” Il consiglio viene preso alla lettera e diversi sono i ragazzi che tirano fuori bustine di plastica con dentro quella che loro chiamano “Ki”. Chetamina. Un rave sotto chetamina? Purtroppo sembra  sia quella l’unica droga economica in circolazione.
Il tempo stringe e dopo essere riuscita a comprare un biglietto a 300 kuai che include viaggio in pullman andata e ritorno, cibo e alcool sulla Muraglia, prendo posto e aspetto la partenza.
Il tragitto dura un paio di ore e quando arriviamo la Muraglia è lì da millenni eppure non sembra la stessa. C’è un grande striscione ad accoglierci: Another Brick in the Great Wall. Luci rosse e gialle  ne seguono il profilo tortuoso fatto di salite e discese ripide. Vi è poi un palco su cui si esibiranno i Brain Failure, che con la voce stridula e arrabbiata di Xiao Rong ricorderanno al popolo nascente dei ravers che il Punk a Pechino non è ancora morto.
Una rassegna cinematografica di film underground tra cui “Il ladro” di Jia Zhangke, “Il postino” di He Jianjun e “Eclisse lunare” di Wang Quanan, accompagna le pause musicali.
Ma il momento che tutti attendono è quello in cui gli strumenti verranno accantonati per lasciare spazio alla console di Dj “Mickey” Zhang Youdai. Trentaduenne laureatosi alla scuola d’arte drammatica di Pechino, la stessa che ha lanciato la nota Gong Li, si è guadagnato l’appellativo di “pericoloso” nelle stazione radiofoniche della capitale. “Youdai” che in cinese significa ‘ci sono cassette’ comincia a lavorare in radio con un programma sponsorizzato dalla KBC (Kenny Bloom Communications) compagnia americana il cui scopo è quello di promuovere attraverso spazi radiofonici musica straniera in Cina. Ma dopo due anni il programma viene bandito. Nel 1993 Zhang Youdai riesce a lanciare due nuovi programmi, il New Music Magazine, un concentrato di musica rock straniera e locale, e Midnight Blues, un esempio di come il blues sia essenziale alla crescita del Rock. Lavorando in Radio, Zhang accresce le sue conoscenze e competenze musicali. Scopre la Techno e l’Elettronica e per non incappare in restrizioni governative si avventura nel mondo multimediale della rete. Se per gli amanti del Rock, del Punk e del Hip Hop la conoscenza dei generi aumenta grazie alle copie piratate e ai cd ‘dakou’ venduti al mercato nero (cd caratterizzati da un foro, surplus delle grandi major straniere arrivati in Cina da Hong Kong e Taiwan), i giovani Dj cinese si avvalgono dell’aiuto considerevole della rete. È sorprendente notare come la scena della Dance Music cinese sia strettamente legata a Internet. Ad oggi la maggior parte dei Dj della capitale suona MP3 scaricati dal Web che riproduce durante le sue serate.
I produttori e i Dj cinesi utilizzano attualmente Internet per ottenere nuovi strumenti di produzione e distribuzione per la propria musica; i siti web vengono pubblicizzati quotidianamente per informare gli amanti del genere dei nuovi sviluppi della scena cinese, una sorta di passa parola ‘on line’ costantemente aggiornata, mentre i clubbers li utilizzano per scaricare nuova musica creata da artisti locali e da altri provenienti dalla nuova scena elettronica internazionale.
La gran parte dei produttori cinese ammette di essere completamente dipendente dalla rete per le informazioni relative ai nuovi sviluppi di software musicali, anche per scaricare direttamente sul proprio computer nuovi programmi e copiarli. In questo modo riescono a realizzare quello che i loro colleghi occidentali fanno da sempre. È questo, nella scena della musica indipendente cinese, un cambiamento sostanziale se si considera la costante difficoltà per i musicisti di Pechino e di altre grandi città della Cina di avere accesso alle nuove tecnologie sia per le restrizioni inerenti l’import di strumenti tecnologici validi e per il loro alto prezzo, sia per le barriere burocratiche che la musica cinese affronta costantemente.
Tuttavia lavorare e produrre musica in Cina on line non è facile, si tramuta anzi in una lotta assidua per trovare sempre e giornalmente filtri di protezione che tengano distanti le orecchie e gli occhi indiscreti del governo cinese che alle novità musicali in ambito locale propone unicamente l’oscuramento totale dei siti in questione.
Eppure oggi un rave sulla Grande Muraglia c’è ed è uno spettacolo unico anche per chi di musica elettronica non se ne intende. La Pechino underground e tutta lì a seguire un ritmo assordante. I corpi si muovono a scatti, alla velocità di ritmi nuovi e ipnotici fino alle prime luci dell’alba che riportano a galla resti di una notte brava che il popolo sotterraneo di Pechino vorrebbe ufficiale.
Torno a Roma, capitale in cui tutto questo mi è familiare, quotidiano. Penso alla velocità con cui la scena musicale cinese procede e si evolve: dal Rock al Punk, dall’Hip Hop alla Techno in meno di trent’anni. Rimango assorbita da questa frenesia e velocità incalcolabili. Accendo il computer per vedere quando e come a Pechino si avrà nuovamente la possibilità di godere di un evento così raro. Digito i primi indirizzi, quelli fondamentali: thatsbeijing.com, plus.com.cn, yesdj.com, ma la risposta è sempre la stessa, URL NOT FOUND.