Joe Leaman

 

 

 

 

 

Quattro Chiacchiere Con Loro E Nessun’Altro.

Intervista di Andrea Bontempo

kowalsky_82@libero.it

risposte di Giancarlo Frigieri basso e voce del gruppo.

 

A: Otto anni di attività, quattro album alle spalle, concerti a non finire. Come hai vissuto questa esperienza e come si è evoluta nel tempo?

G: E’ divertente suonare in un gruppo. Finchè mi diverto continuo. Quando non mi divertirò più smetterò.

A: L’uscita di ‘Truly Got Fishin” è stata travagliata e alla fine avete cambiato etichetta. Quali sono stati i problemi con Gammapop?

G: A tutt’oggi non è che si sia capito benissimo. C’è stato un gran casino tra Gammapop, Ammonia, V2…Ad un certo punto avevamo il disco in stampa e ci è stato detto “Ci dispiace ragazzi, bisogna che ci fermiamo un attimo !” dopodiché il vuoto. Non è stato un periodo facile.

A: Nello speech di presentazione del disco, c’è una critica al mondo del giornalismo musicale e alle etichettature che produce. In che punto collocheresti il suono dei Joe Leaman? Appartiene ad una scena ben precisa oppure ha una sua identità, non collocabile in nessuna definizione?

G: Non voleva essere un attacco al giornalismo musicale, ma un attacco a un certo modo di fare di chi ascolta musica dettato dalle esperienze avute in questi trentadue anni di vita. Le etichette sono inevitabili e onestamente mi piace leggere dei riferimenti ad altri gruppi quando leggo una recensione. Mi aiuta a capire che musica ci sia nel disco. Quello che non ci piace è che a cicli di un anno e mezzo un disco sia recensito bene o no a seconda se ha una batteria elettronica e una donna che sbraita o una chitarra elettrica e una voce cavernosa maschile. Per quanto riguarda il nostro suono…Tanto per farti un esempio One On Three è stata descritta come un pezzo che ricorda i Coldplay, come un brano dei Sonic Youth, come un pezzo dei Pixies…Insomma, direi che ci muoviamo in tutto quello che si basa su basso chitarra e batteria. A definire bene le influenze ci pensino gli altri.

A: Capita spesso di leggere nella stampa di settore, lo stupore e la perplessità di giornalisti scandalizzati dal fatto che un tal gruppo scriva canzoni d’amore (ultimo esempio, ‘Antics’ degli Interpol). E’ così poco gratificante parlare d’amore?

G: Non abbiamo voglia di scrivere degli “inni”. Mi trovo più a mio agio a raccontare storie di singole persone. Trovo che scrivere del nostro costume sia una scelta a suo modo “politica”, se capisci cosa intendo dire. Non voglio dire che sia vietato parlare di politica o di tematiche sociali in maniera globalizzante, ma io non riesco a farlo bene e allora preferisco utilizzare storie di persone per esporre un concetto e penso lo stesso valga per gli altri. Inoltre i personaggi delle nostre canzoni sono spesso ambigui anche se mai come in questo album i testi sono diretti.

A: Sei rimasto solo tu della vecchia formazione. Quanto ha influito nell’approccio in sala di registrazione e nel lavoro finale?

G: Molto. Paolo e Luca sono due persone meravigliose che suonano benissimo. Ti basti sapere che nell’ultimo anno con la vecchia line up, ogni volta che dovevamo provare ci guardavamo e pensavamo “Che due palle!”. Oggi non vediamo l’ora di trovarci per le prove, basta che saltiamo una settimana e andiamo in astinenza. Penso che questo scossone fosse necessario per ritrovare l’entusiasmo, caratteristica senza la quale è meglio che ti concentri sul tuo lavoro invece che fare musica. Per il discorso del cambio di sonorità, alcuni hanno detto che siamo cambiati tantissimo, altri hanno detto che non è cambiato nulla. La verità sta probabilmente nel mezzo, come sempre.

A. Nel 96′ è avvenuta la scissione dei Julie’s Haircut che ha portato alla nascita dei Joe Leaman. Sono state divergenze artistiche le cause di questa “separazione”?

G: No, divergenze mediche. Soffro di una forma violenta di “epitrocleite bilaterale” e di dolori cronici alla schiena che mi impediscono di suonare la batteria con continuità e che d’inverno, con il freddo, mi causano dolori non indifferenti e mi costringono a lunghe sedute di stretching. Così spiego anche il fatto che suoni sempre il basso con una manicotta di lana sul braccio sinistro, visto che qualcuno mi ha già detto che la uso per fare scena…La uso per tenere caldo il braccio, come i lanciatori di baseball quando vanno in battuta e devono correre sulle basi. Una volta adoravo le stagioni fredde, adesso le odio perché comincio a stare bene in primavera.

A: In Inghilterra è esploso il fenomeno Guerrilla Rock: concerti improvvisati e gratuiti, in vagoni della metro, cavalcavia e in spazi pubblici.Iniziative del genere, aiutano a scardinare i meccanismi perversi dell’industria musicale?

G: No. Prima o poi arriva la major di turno con il suo bel contrattino e relativo management esclusivo. A quel punto buonanotte ai concerti improvvisati e al Guerrilla Rock.

A: Progetti futuri…?

G: Uno split single con un personaggio per noi importante, il video di Free Karate, concerti con l’anno nuovo e la pubblicazione di un nuovo album in autunno del 2005.

A: Un saluto Kathodico.

G: Zoff.