Teenage Kicks Volume 6

Virus informatici, sfighe varie, sussidi di disoccupazione non pagati…Ma the pop must go on. Ritorna Teenage Kicks per questa vita che più pop non si puop.

 

 

 

di Michele Benetello

 

THE DEFECTORS – Turn Me On! Cd Bad Afro
Che, oggi, la rinascita del rock and roll più diretto ed essenziale passi per le fredde lande scandinave è mistero di Pulcinella; che – invece  – nel particolare, promotori della rinascita siano i ragazzi della Bad Afro forse è ancora all’oscuro di molti. Dopo Baby Woodrose e i mirabolanti Silver (rubateli, ma dovete averli!) tocca ai Defectors portare ossigeno e capitali all’etichetta. Forse i più deboli del lotto, ma con un paio d’acuminate frecce in faretra comunque. Garage rock, chiaro…di quello che si era soliti declinare sull’onda del revival primi anni 80, e dunque si abbondi in Farfisa, in echi di Fleshtones e in movenze Kinks. Si ascolti il groove di Pretty Baby per mettere meglio a fuoco le coordinate, che prende un po’ da tutto e da tutti ma si fa ascoltare con nerboruto garbo; o come affiorino dei Cramps stilosi in Tricky Daisy, dei Ramones periodo Road To Ruin in Leave Me Alone, del Voodoo Blues in Sleepwalking e scarni Blues Brothers in It’s You. O ancora come si tocchino tasti (…erm…) e s’avverta un retrogusto tutto Stranglers (ah…quegli organetti!) in It’s Gonna Take Some Time fino al beat e al cipiglio Stax di Come On Down.
Nulla di rivoluzionario (da tempo non lo chiediamo più al rock and roll), ma alcune decine di minuti di sano ed eccitante casino riuscite a farvela passare…Il leggere poi, tra le note di copertina The Defectors play Phanotm Guitars and drink Riccadonna Vermouth exclusively è più rock and roll di tutti i chip di silicio usati per mettere in rete queste righe.
www.badafro.dk
jan@vme-group.com

 

COAST – Search And Rescue mCd  Rawcane
Presumibilmente nemmeno parenti alla lontana con quei Coast autori, in pieno delirio brit pop, di un paio di memorabili canzoncine (Headlines In The Sun, ad esempio). Dico presumibilmente, ma con più di una prova a favore dacchè, a guardarne le facce, codesti figuri ne potrebbero essere i figli; ragazzotti che al posto dell’oratorio si dilettano in birre fredde e pop music (se sia più dannosa al fisico la prima o la seconda è ancora da spiegare). C’è poco in questo debutto, a parte un’abbondanza di indecisione e noia…Non sanno dove schierarsi i Coast, ecco che allora provano la carta simil U2/Coldplay nella title track, s’affacciano ai Placebo in Mostly Harmless e fanno – ohibò – una discreta figura nel demo di Not Dead, traccia dall’acustico candore.
http://www.rawcane.net/
http://www.coastofficial.com/

 

 

SOLARISE – Songs For The Devil  mCd  Clubscene
Dicono di loro che siano i Daft Punk immersi nel guano glam, che gravitino attorno all’art rock elettronico, che…Di sicuro, al di là di sterili paragoni, il debutto di questo duo che fa base a Glasgow pur avendo un fiammingo tra le fila, è grazioso abbastanza per scomodare i denti aguzzi di qualche etichetta dalla media gittata. Lo si evince a pieni polmoni da Don’t Count On Me, dove miscelano Beck, Modern Lovers e i soliti Stereolab; o dal fuoco dei tappeti elettronici della title track, tra reminiscenze Sparks e ironia John Cougar mentre si avvolge in una coda vaudeville. Forse, se un appunto va mosso ai glaswegiani, è quello di aver messo troppa carne al fuoco, come avviene in Bunch Of Roses dove mandano in domicilio coatto a Spanish Harlem un T-Rex con poco fiato; oppure I Fade, inutile riempitivo. Focalizzassero e concretizzassero potremmo risentirli. Magari su Domino.
http://www.clubscene.co.uk/
http://www.solarise.info/

 

 

STAINED GLASS HEROES – Rodeo mCd  Genepool
Leeds ha sempre avuto profonda importanza nel tessuto musicale britannico; polo tra i più piccoli ma che ha scritto significative pagine nell’arco degli ultimi 25 anni. Stained Glass Heroes è solo l’ultimo tassello di una lunga fila di capaci scrittori rock; gente in grado di costruire canzoni agganciate ad un esile canovaccio, a poche corde (sei, magari) e a un filo di sana disperazione data dall’inarrestabile gavetta. Sentite come si accumunano Magazine, Can, Joy Division e Beta Band (menage a quattro felice, pare) nella superba Rodeo; melodramma a tinte pastello che non mi stupirei tra qualche mese d’inserire nelle consuete playlist annuali. E pure City, dal sanguinolento gusto Factory noir si fa adorare. Non arriveranno alle classifiche, ma a qualche cuore sì.
www.genepoolrecords.com
contact@genepoolrecords.com

 

 

AGE OF JETS – R.P.M.  mCd   Damaged Goods
Immaginate Albarn seduto sopra i Clinic intento a rifare una copia carbone degli Human League prima maniera (circa Being Boiled) e avrete gli Age Of Jets. Band al debutto ma fin da subito dotata di rara intelligenza che la rende vieppiù interessante nel mercificare guazzabuglio indietronico e sghimbesci capitomboli rock. Per carità, sarà anche il trend del momento incastonare l’elettronica all’indie, ma finchè c’è gente che lo fa con perizia e maestria come questi ragazzi, ben venga. Lo provano, oltre la sublime title track, anche le sventagliate ritmico glaciali di My Konputa e le nevrosi digrignanti di Experience Goes A Long Way (Edible Version). Interessantissimi e dalla carriera spianata. Per ora, s’accontentino della sommità della nostra playlist.
www.ageofjets.co.uk

 

 

THE STUFF – Say Hello To Mary EP mCd Illwind
Più vicini e inclini a certo indie rock chitarristico invece gli svedesi The Stuff che, per una volta, non indugiano in garage/beat ma si rotolano in certo rock and roll speziato di malvagio veleno che oscilla tra i sempiterni Fall e certi singulti yankees. Ben dunque fa la neonata Illwind ad annetterseli, dacchè la title track ha sufficiente tiro per smuovere il dancefloor nelle ore più tarde (grazie anche ad un aroma da ultimi Blur), B12 è sgraziata al punto giusto, Get Down ha tre accordi tre ma subliminali e Knock Knock, pur se posta in chiusura, potrebbe essere ulteriore singolo.
www.thestuffweb.com
www.illwindrecords.com

 

 

THE HUNDRED HANDED – On Parade Ep mCd autoproduzione
Sembra periodo fecondissimo codesto, per l’eterogeneità delle proposte; non siamo certamente ia livelli della primeva new wave (e come potremmo?), ma il recente imbastardimento di certa indie con l’elettronica ha dato una scossa d’alto voltaggio alle scorie dell’industria. Prendiamo gli Hundred Handed, progetto altro di quei The German Exchange da noi già setacciati in passato; rimembrano passi dei Chameleons, strutture dei Sound ed hanno feticci indie contemporanei. Ne esce un miscuglio intrigante dentro le 5 tracce di On Parade, grazie anche all’interessantissimo timbro vocale del cantante. A Question Of Etiquette ha molti fili intrecciati sulle tele new wave, più un umidiccio romantico che ti si attacca addosso; X=Y è più sbilanciata verso il moderno alt.rock; We Decline è un capolavoro di hard pop britannico, come se dei gotici d’antan (Gene Loves Jezebel, per fare un nome) abbandonassero il mascara e le smancerie e cominciassero a fare sul serio; A Lazy Complaint ha stacchi, saliscendi e umori Sad Lovers & Giants/Opposition, mentre la chiusura, affidata a Billy Bray ci riporta dritti ai nostri tempi, insalivando pure del bolo che definire post non è bestemmia. Gran gruppo, spiccata intelligenza e con molte cose (ancora) da scrivere. Sono solo 3 sterline, perché non richiederlo?
www.hundredhanded.com

 

PHILIP KANE – Songs For Swinging Lovers Cd Corrupt
Hanno detto di lui ben più esimi colleghi: ‘uno sfregio tra Al Green e Bukowski’; ‘miscuglio di Nick Cave, Jeff Buckley e Otis Redding’; ‘immaginate Al Green che canta Bacharach’; ‘scontro tra Georges Bataille e Stevie Wonder’. Ce n’era a iosa per investigare, no? Lui, Philip Kane, è solo una splendida voce nera intrappolata in un corpo pallido e corroso dall’alcool; una grande penna e un superbo interprete che sa oscillare dallo swing schioccante delle storiche Stax/Motown (Me, The Ladyboy, And Gloria Estefan) a rimasugli di gospel crudele (Oh Mercy); che sa fare il Cohen e il Cave con dignità e impronta personale (Sally’s Birthday) e che si confronta alla pari con i grandi bastioni dei 60es (The Morning After The Morning After). Sa sbavare ronzìi che potrebbero appartenere a William Burroughs e poi li sintonizza e li spinge dentro un lentaccio strappamutande tra Billy MacKenzie, Prince e Terence Trent D’Arby (Tonight…enorme!); affonda poi in uno spleen che taglia (After The Shipwreck) e omaggia degli Afghan Whigs neri (Pearl Necklace). Questo disco è un grande disco, e Philip Kane ha una voce da petali e acido muriatico.
www.philipkane.com

 

 

BLIND JACKSON – Where Did You Sleep Last Night? MCd Deadskool
Debutto dell’etichetta Deadskool per questi Blind Jackson; 2 soli brani per una denominazione che già dovrebbe drizzare le vostre orecchie blues. Poco, per la verità, il blues contenuto in questo dischetto, laddove si preferisce omaggiare un Dylan nasale immergendolo in un bagnomaria indie che tanto sa di Gomez (la title track); mentre in If Trouble Were Money colano anni settanta e pantaloni Jeevas. Nulla di straordinario per l’ennesima banda di onesti mestieranti.
www.blindjackson.com

 

 

PANDALOVEUNIT – Fireworks To Stick Us Together mCd Awkward
Non va meglio nemmeno con gli stralunati effluvi sonori dei PLU, quartetto giovanissimo et acerbo che pare invaghito di certo indiepop dalle ascendenze prog. O così sembra a lasciar scorrere il lettore nei quattro brani del singolo, ove i rozzi saliscendi di Know Yr Heritage sono sì scevri di tastiere ma hanno l’animo incollato su certi residuati bellici dei settanta (sentirne la coda, please); o quando – in Closer, Closer Sound – giocano tutto su una pelota ritmica e su genuflessioni Fall. Like Freading Water comincia a smadonnarci i santissimi nella sua voglia di sghimbescio spinto cosicchè, all’arrivo di 3Girlradar stiamo tutti rimpiangendo i Blind Jackson.
www.awkward-records.co.uk
www.pandaloveunit.com
pandaloveunit@hotmail.com

 

 

FOREST GIANTS – Postcards mCd Invisible Hands
Debutto di qualità per questi Forest Giants, già conosciuti (?) nella loro talentuosa e precedente incarnazione come Beatnik Filmstars, titolari, oltre ad una manciata di splendidi lavori, anche di 5 John Peel Sessions. Postcards proviene dalle sessioni che hanno corroborato l’incisione di In Sequence, album in unscita mentre state leggendo queste righe. E’ pure un gran bell’ascoltare, lasciando vagare la mente su una deliziosa title track che interseca i primi New Order (quelli di Power, Corruption & Lies) con dei Doves meno umbratili. Poi si fanno più coriacei nei tortuosi meandri della cortissima Mr. Doorman prima di declinare un’ottima sberla pop à la Idlewild in Genius. Forse, con un po’ di fortuna, riusciremo a vederli a breve tra i volti nuovi del NME.
Forestgiants@aol.com
Richard@invisiblehands.co.uk

 

 

VIVA STEREO – Resistance EP mCd Much Better
Ne avevamo già tracciato le gesta nel primissimo Teenage Kicks, ora ritornano con un nuovo singolo (il terzo). 6 brani di ottima fattura levigati su spoglie Happy Mondays invaghiti brit e disintossicati (Chaos Adores Me; Three Words Of Anger); ma non mancano nemmeno tensioni e pulsioni electro (Chorian) o strani miscugli ombrosi di affascinanti crepuscoli elettronici simil Echoboy (Drive); o ancora delicati acquerelli new folk che sanno in egual misura di N.A.M. e wave (Honesty). Viva Stereo riescono a passare con disinvoltura tra stili e generi mantenendo un’impronta personale che incuriosisce. Se la si smettesse di cercare i nuovi Stereophonics (non ne basta uno, di gruppo simile?) e si puntasse al sodo, battendo il sottobosco, magari la tanto decantata crisi emorragica delle major avrebbe un cerotto pronto. L’imminente album, coadiuvato dalla supervisione di Marcus McKay (Reinderr Section) e Brendan O’Hare (di teenage Fanclub memoria) dovrebbe darci ulteriori approfondimenti. Per ora, semplicemente deliziosi.
www.vivastereo.co.uk
vivastereo@hotmail.com
www.muchbetterrecords.co.uk

 

 

POP-OFF TUESDAY – Pop Ahoy! Cd Picked Egg
Scriveva bene Andy Gill sull’Independent a proposito delle Pop-Off Tuesday (duo giapponese di Lolite): al loro meglio gli elementi della band danno un’interpretazione luccicante di The Marble Index, il capolavoro di Nico.
Ordunque calma. Non si pensi quindi a cavernose melodie e baritonali declamare, le due giapponesine, se prese con le molle, ne danno una variopinta versione alla Momus, intingendo il pennello pure sul vaudeville scarabocchiato da improbabili Everything But The Girl (è il caso di Sapo), su dei Cocteau Twins lounge (Galaxie), su delle Hole travestite da Pizzicato 5 e copulanti con i Beach Boys (Seaside Inn II). O su dei Sundays (ve li ricordate?) invasati dai Matmos (6/8 Sutra). Certe volte è come se Sandy Denny macchiasse le lenzuola dei Mouse On Mars (Forgetting Dinner) o omaggiasse il teatro kabuki (Bonzo).Le Pop-Off Tuesday sono delle Bjork a Disneyland con Yogi, miscugli di 60es pop francese, kraut 70, synth 80 e 90 electronica (Day In Strollers è significativa), per un coloratissimo e divenrtente pic nic all’aria aperta. Talvolta intrigante e contagioso, sovente spossante nell’essere radical chic a tutti i costi.
www.pickled-egg.co.uk

 

 

PRAGUE – You Hear The Song And It Is A Long Ago Cd Suiteside
Prague è progetto del nostrano (seppure trapiantato a Londinium) Alessandro Viccaro che ha trovato – dopo l’esordio I Own Your Favorite Song su Loretta – asilo nell’ottimo rooster di casa Suiteside. Tristezza endemica quella che permea questo secondo capitolo, con abissi di disperazione post nell’iniziale Shot, ma anche uno spleen che sa affrancarsi da sterili esercizi post e odora di Cure del dopo Pornography (sentire le chitarre in Needles Talks); o ancora deliziosi passaggi nella languida C (Radiohead e Opposition al freddo dei metrò notturni), apice del disco con il suo incedere intirizzito; oppure nei soffi elettrici di Bridges (I Didn’t Want To Hurt Your Thumb); o il riecheggiare (almeno a me) gli Afghan Whigs di Debonair colti a 16 giri in Paint A Life e lo spirito del compianto Elliott Smith nella voragine catartica di Red Floors. Certo, qualche volta si scade nella didascalia (Too Far), ciò non toglie che You Hear The Song And It Is A Long Ago sia album dotato. E italiano. Due parole che non vanno spesso assieme.
www.praguecore.co.uk
www.suiteside.com

 

DEIN SCHATTEN – Das Ewige Eis Cd Irond
Orpo! Dieter Bornschlegel sembra aver attraversato indenne più di un era geologica. E’ dal 1972 (!) infatti il suo debutto – appena dodicenne – con la band teutonica dei Traumtorte, prima di far parte dei krauti Guru Guru, degli Atlantis ed essersi impantanato in migliaia di progetti (ultimo dei quali un disco per la On U Sound qualche mese fa). Das Ewige Eis è un fango goth/ambient invischiato in ragnatele techno/wave; pochi i guizzi, comunque: una Woanders Sein (anche su singolo) che puzza di trance glassata new wave; una cover gotica di Tom’s Diner (Suzanne Vega, anche se erroneamente segnata sulle note di copertina come Luka) e tanta fuffa nella quali i crucchi – spesso – sono maestri. Not Our Cup Of Tea.
www.dein-schatten.de

 

 

HOTSOCKY – Hotsocky Cd Billtownusa
Non hanno ghigno snob, non hanno etichetta trendy a supportarli, non hanno un guardaroba adatto. Non hanno nemmeno dei bei faccini da ostentare. Non sono gli Strokes, se proprio volete saperlo. Eppure il territorio d’esplorazione è lo stesso, diversi i mezzi e le bussole per affrontarlo. Poche, pochissime pretese arty e una profonda conoscenza del rock più immediato e viscerale. Ecco gli Hotsocky, macchina delle meraviglie capace di saltellare in irruenti campi minati senza rimetterci gambe e carriera. Hang On è contagioso hit che Rough Trade farebbe bene ad annettere in un battibaleno; Meltdown è glam Bolaniano circa 1973, iniettato di riff fratturati, drumming secco e scale sonore subliminali; Time Bomb è un Monkees pop da far sfracelli…E poi ci sono le scorie Aerosmith, il power pop di strada, La J.Geils Band (Cali Easy Living), i Black Crowes brit (Believe; Panic) e, appunto, gli Stones e la Steve Miller Band che piscia sugli Strokes in Full Of Love. Grandissimo rock and roll per un album meno che ottimo…
www.hotsocky.com

 

 

THE WAKE-UPS – Wanna Meet…The Wake Ups? Cd Laughing Outlaw
…Un po’ quello che vorrebbero fare i Wake-Ups, ma non hanno né penna né carattere degli Hotsocky. Carini, questo sì, ma è come dire all’amica dell’amica che è carina per non offenderla e dire le cose come stanno. 12 brani ineccepibili nella stesura, ma privi del mordente necessario a rendere grande un album. Eppure, venendo dalla terra dei canguri, dovrebbero conoscere alla perfezione il glossario rock and roll, la genealogia di certo suono nerboruto, portandone avanti la tradizione. Non mancano discreti momenti, come il semplice e saggio brano chitarroso di Can’t Believe My Luck, o le solenni pennate swinganti di What’s The Big Idea (un po’ di Elastica tra le coltri di fumo) o ancora Keep It To Yourself. Sinceramente insopportabili invece le classiche ballad da Brian Adams di It’s Not Me e Little Bird. Si salvano in chiusura con il piccolo anthem di You Make Me Nervous, ma è ancora troppo poco, rimandati.
www.laughingoutlaw.com.au

 

 

PUFFINBOY – High Livin’ Round Seven Dials 7” Foolproof
Già segnalato su queste colonne tempo addietro, ritorna il ragazzetto pazzoide; al solito con un ottimo feticcio a 45 giri ornato da semplice quanto superba copertina. 2 brani che scorticano materia indie e la cristallizzano dentro grandi vasche di calce viva. La title track suona come se dei Blur iperprodotti venissero stivati su un antidiluviano registratore a 4 piste, lasciando prender aria solo ad un arpeggio afono e a muri di chitarre magmatiche, mentre It Wasn’t Easy And It Never Will Be sgorga rutti di tastiera e fili elettrici scoperti. Delizioso teppista sonoro.
Puffin@foolproofprojects.co.uk
www.foolproofprojects.co.uk

 

 

SPACE – Suburban Rock’N’Roll 7” Randm
Li avevamo dati per morti e sepolti dopo gli ultimi colpi di coda del brit pop, impietosamente affossati da una bulimica industria pronta a gettare le fauci su altri giovani paffutelli. Invece, caparbiamente, gli Space si sono accasati su una minuscola etichetta ed hanno ritentato l’aggancio al carrozzone. Senza visibili esiti, ad ascoltare questo insulso pasticcio raffazzonato e senza nemmeno un guizzo. A poco serve la produzione di un vecchio marpione quale Stephen Lironi (qualcuno ha memoria degli Altered Images?), ma Suburban Rock’N’Roll nulla tiene della magnifica scrittura di Me & You Versus The World o Avenging Angels o Female Of The Species che ci fece scoprire i gioiellini di questi XTC minori e serafici. Addio.

 

 

MANKATO – Flesh And Bone 7” 2M
Il solito, nuovo, giovane cantautore dalle belle speranze e dal faccino tenue. Mankato sforna 2 brani antitetici, dove, nella side A rifà il verso a tutti gli uggiosi alt.country che spuntano come funghi sotto le prime piogge da qualche tempo a questa parte, mentre The Great Indoors spinge sul carburatore e ci dona un passabile quadretto di tre minuti tra west coast, Ryan Adams e Divine Comedy. Non so che futuro possa avere, per ora – se avete voglia d’accattarlo – godetevi il pesantissimo vinile, memore di tempi andati.
www.mankato.co.uk
info@2mrecordings.com

 

 

GAGARIN – Abutilon/Sgurr 7” Geo
GAGARIN – Sloworm/Sysex 7” Geo
Codesto uomo, che oggi si fa chiamare Gagarin, soleva accompagnare i Ludus della fascinosa Linder nelle scorribande dal vivo durante i primissimi anni 80. Oggi, riconvertitosi al verbo elettronico, ha dato alle stampe da qualche mese un paio di 7” dalla ardua reperibilità. Downbeat dalle scorie trance riempiono i pochi minuti di Sgurr mentre Abutilon è una spaziale ambient dal lato oscuro. Vola più in alto l’accoppiata Sloworm/Sysex, dove il primo è un catodico chill out futuristico non lontano dalle prove più eteree di Scanner e il secondo un paesaggistico crackbeat isolazionista.
www.ggrn.freeserve.co.uk
dids@mac.com
AhoursPR@aol.com

 

 

FLUKE STARBUCKER – Elephants From Ants 7” Isota
COLIN MICHAEL GAGON & NIXON’S NIKON – Central Control 7” Isota
WHITEY ON THE MOON UK – Mo Tussin The Ep 7” Isota
Bellissima sorpresa scovare il rooster di questa fantomatica Isota Records (primeva casa degli Joy Zipper), etichetta specializzata in parche tirature di 45 giri zeppi di flyers, informazioni e bigliettini vari. Copertine assolutamente artigianali e men mai che splendide nel loro povero cartonato. Una deliziosa messe di uscite eterogenee vieppiù curiosa e dall’allettante prezzo di copertina ha raggiunto la nostra cassetta postale negli ultimi tempi. I Fluke Starbuckers indugiano in rockadelie che incrociano su lunghe statali torride gli Husker Du e i Mogwai, i Delgados e certi R.E.M., dei nerboruti Feelies e i Pylon. E’ il suono di una America che non vuol saperne d’assoggettarsi a Television cloni e che cerca un pertugio dal quale cominciare a crearsi maggiore visibilità. Il terzetto saggia decisi anthem intramuscolari (New Parade), ma alla bisogna sa riconvertirsi in dolceamari fraseggi di pianoforte dalla sensibilità post e dai polpastrelli Radiohead (Cumulous To Nebulous). 500 copie, Produce Colin Gagon (Palace Brothers; Smog). Il quale prova anche il ludico divertissement in compagnia di Nixon’s Nikon per due tracce di cantautorato yankee su ali slackers dove, sopra un canovaccio da fumoso country sbavano materia su acustica (Central Control) e si pippano alt.country (Plastik Surgery). 600 copie. Meglio fanno allora i Whitey On The Moon Uk, strampalato duo che taglia e cuce con mano impazzita ritmi improbabili che ondeggiano tra Boards Of Canada riempiti di Prozac, Avalanches e anni quaranta, creando 5 quadretti pericolosamente inclinati tra sixties lounge sbilenco (Whitey On The Moon), DJ Shadow meets Brian Auger mentre si profumano d’incenso (The Curious Butterfly Realizes He Is Beautiful) e hip hop schizoide (Mo’Tussin The 3 Martini Lunch Mix). Anche qui 500 copie e vinile biancolatte. Ottimi.
Isotarecords@yahoo.com
www.isotarecords.com

 

 

JET JOHNSON – 9000 Men 7” Bearos
Avevamo parlato del dotato Jet Johnson nell’ultimo Teenage Kicks, ecco che allora – colti da curiosità – siamo andati a ripescarci un 45 giri uscito in sordina qualche tempo fa per l’attenta Bearos Records. Niente che già non si fosse evinto ai precedenti ascolti durante i due brani di 9000 Men, se non un maggior indugiare in tenui filastrocche condite dalla particolare voce di Caroline Nesbo (ex Peachfuzz); due brani morbidi, soffusi e dalla psiccata sensibilità decadente, dove la title track offre uno spiraglio di luce That’s How It Goes tramortisce e fa tornare la voglia d’inverno. La via inglese al rurale noir americano.
www.bearos.freeserve.co.uk
jetjohnson77@hotmail.com

 

PLAYLIST:

AGE OF JETS – R.P.M.
WHITEY ON THE MOON UK – Mo’Tussin The Ep
PUFFINBOY – High Livin’ Round Seven Dials
HOTSOCKY – Hotsocky
VIVA STEREO – Resistance Ep
FOREST GIANTS Postcards
THE HUNDRED HANDED
– On Parade Ep
PHILIP KANE – Songs For Swinging Lovers
STAINED GLASS HEROES – Rodeo
GAGARIN – Sloworm/Sysex