The Walkabouts ‘Ended up a stranger’

Chris Eckman e Carla Togerson, leader permanenti della band da ormai circa vent’anni, continuano il cammino intrapreso da alcuni anni, dove i suoni e le composizioni tipicamente rootsy dei primi lavori hanno lasciato il posto ad atmosfere più sofisticate e variegate.
Dopo il concept album “Train leaves at eight” (2000), disco di cover di artisti europei tra cui compare Disamistade di Frabizio De andrè, progetto unico e di enorme valore artistico, la band di Seattle torna con tredici canzoni originali.
Atmosfere nebbiose e malinconiche associate ad un linguaggio cinematografico dove un’immagine, un ricordo, un gesto……, diventano ipotetiche sceneggiature intorno alle quali prendono forma le canzoni; sintomatico a proposito è il titolo della quarta traccia Life: The movie. A tutto ciò contribuisce in maniera rilevante il costante uso di una sezione di archi, inseriti in un contesto sonoro semplice nella struttura ma con una continua attenzione al dettaglio, dove ogni singolo strumento pur nella semplicità del suo utilizzo, trova il suo spazio naturale e il suo senso compiuto nella totalità del brano, contribuendo in maniera significativa a creare la giusta atmosfera.
A completare il tutto in maniera definitiva, ed ugualmente importante, l’intensità dell’interpretazione vocale, anch’essa contenuta, mai sopra le righe, ma carica di intensità ed espressività, dai toni spesso confidenziali e sensuali, sia essa la voce di Carla o Chris.
L’apertura di Lazarus hearth, fin dalle prime note di soli archi, introduce l’ascoltatore nel clima del disco, con una chitarra accennata e i tamburi in sottofondo, continuando con Radiant, che insieme alla già citata Life:The movie, More heat than light e la title track, rappresenta uno dei picchi compositivi del nuovo lavoro.
Ma è l’insieme del disco a stupire per la sua compatezza e omogeneità, non ci sono cadute di tono e tutte le canzoni meriterebbero di essere citate, come lo strumentale, Mary Edwards, una novità per il gruppo, o l’eterea Winslow Place.
In definitiva un’ottimo disco da una band che continua la ricerca, estendo il proprio territorio musicale con decisione e personalità senza tradire se stessi.

Voto: 8

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