Pulp ‘We Love Life’

I Pulp esistono per essere viziosamente, smodatamente, feticisticamente adorati. Si può decidere di poter fare volentieri a meno delle pose dandy di Jarvis Cocker (in fondo siamo tutti terribilmente stanchi dell’ennesimo millantatore di presuntuose velleità arty). E ci si può mostrare sdegnati e infastiditi dall’ennesima ricercatezza pop su misura. Infine l’elegante glamour dei nostri (così smaccatamente al di sopra delle righe del ‘truly British’) può tranquillamente causare il voltastomaco…
Poi, non appena uno dei loro dischi (mmh… beh no, non uno qualsiasi…) inizia a girare nel lettore… si può altrettanto spensieratamente uscire fuori dal proprio Sinedrio delle somme opere d’arte in musica e piangere amaramente. “We Love Life” si offre come ultima (cronologica) possibilità di salvezza per ogni peccatore d’ipocrisia o di semplice invidia. Cosa costa riconoscere che quello sciamanico canto sussurrato sopra al soffice tappeto di cristalli wah wah di Weeds II (Origin of the Species) è qualcosa di irresistibile? Cosa può umanamente trattenere dal farsi sedurre dal sensualissimo groove chitarristico di The Night that Minnie Timperley Died? Perché non lasciarsi semplicemente annegare nell’oceanica evoluzione popedelica del finale di Sunrise? E lo squisito lirismo di The Birds in Your Garden?
E’ pur vero comunque che “We Love Life”, come già gli altri album, porta ancora nell’ormai arrugginito mondo fatato che è stato di Bowie, Scott Walker o qualsiasi altra icona fashion vi prendiate la briga di sforzarvi a ricordare ma, dato che non tutti se ne sono accorti, è d’obbligo puntualizzare il fatto che quest’album lo fa con insolita, inedita compostezza. Sul piano compositivo è un tale gioiello di sobrietà pop da risultare quasi manieristico con la sua scelta di ambientazioni agresti e amori impossibili. Si fermano però davvero qui le vostre riflessioni ? The Birds in your Garden e l’Alfred Prufrock di Eliot non parlano in fondo della stessa cosa? E’ davvero ancora una questione di livello di discorso? Rimaniamo nell’attesa che nella stanza le donne vadano e vengano parlando di Jarvis Cocker allora. Nel frattempo si può continuare stancamente pensare che ci sarà tempo per chiedersi “oserò?” e “oserò?”.
Oppure… si può impulsivamente decidere di amare la vita.

Voto: 8

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