Hackedepicciotto ‘Joy’

(Potomak 2018)

La coppia d’arte e vita composta da Alexander Hacke
(Neubauten) e Danielle De Picciotto, torna a proporre
dopo “Unity” del 2016, una serie di fluttuazioni
ambientali buone per pratiche meditative.
Materiali ad hoc
composti in sinergia con Heric Hibel (dagli ensemble del
recentemente scomparso maestro Gleen Branca) e Vincent
Signorelli
(infernale macchina del ritmo in Unsane e molti
altri), maestro di yoga il primo, Hare Krishna il secondo.
Rispetto
a “Unity”, il percorso si frammenta (tre tracce in
quello, dieci in questo), con scenari in mutamento che passano dalla
dolente rappresentazione col suo cinguettio d’uccelli dell’iniziale
The Beckoning, all’osservazione attonita del cielo notturno,
come una Jarboe
vaporizzata (The Storm), lasciandosi sfuggire un’incantevole
ballata folk (Let There Be Joy), Sisters, nervo
scoperto e fremente, incanti astrali di hurdy gurdy e auto-harp
(Visions), soundtrack desertico/dronante in Orphee, un
saluto all’ultimo raggio (Ek Ong Kar) prima del buio in arrivo
(Quest) bisbigliante e misterioso (Monastic).
Voci,
corde, pelli e metalli di etnie lontane e qualche rantolo
elettrificato d’incerta provenienza.
Pratica o non pratica, opera
ispirata.

Voto: 7

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