Lebowski ‘Cura violenta’

(Area51 2017)

Difficilmente collocabili in un genere musicale, i Lebowski pubblicano un lavoro stambo, variegato e libero, in altre parole si tratta di un disco che dal punto di vista concettuale è assimilabile al filone dell’art-punk, per quanto sulle note stampa, sia specificato che il gruppo abbia un approccio obliquo alla musica.
In effetti l’approccio obliquo c’è, ma la voglia di improvvisare, di sovrapporre generi e di muoversi liberamente ricorda molto il genere di cui sono alfieri i Nomeansno.
Spesso minimalisti i Lebowski strutturano i loro brani attorno al primissimo post punk tanto da evocare in alcuni brani Bauhaus e Talking Heads (Giorno zero).
L’uso distorto del sax e la ritmica incalzante de L’antagonista fa emergere la vena free jazz del quartetto, che con l’indie-funk che esplode nella title-track e in Animale nella notte si spinge verso gli abissi dell’art-rock, da cui escono malconci nel nervoso post-punk di Paolo ruba cuori, brano che fa il paio con la rocambolesca Universi paralleli.
Un lavoro ricco di incognite e sorprese, per questo intrigante e che suscita molta curiosità.

Voto: 8

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