Hermetic Brotherhood Of Lux-Or ‘Ethnographies Vol.III’

(Trasponsonic 2017)

Un interno camera in disgregazione accelerata l’atto conclusivo
della ricerca etnografica “L’Homme Ermètique”.
Estenuante
rituale elettroacustico in tracimazione fuori controllo.
Evento
consapevole che tutto deflagra, polverizza e disperde.
Documento
sonoro del 2009 (in presa diretta-no overdubs) che attesta l’unicità
espressiva della tribù (per l’ultimo giro espansa, rispetto
all’oggi Miroslaw / Dem) HBOL.
Un “Grande
Freddo” jodorowskyano dai colori accesi sulla soglia del male
fisico.
Vita e traiettorie in dispersione espansiva, attesa, paura
e strappi di speranza.
Esposizione cruda di tagli e lividi in
illuminata performance.
Ascensione e sparpagliamento tutt’attorno
dei resti.
Nulla rimanga intatto.
Nulla rimane.
Forma
esasperata, libera sul filo del patologico, a tratti di grottesca
tragicità (gli intrecci vocali, in tutto e per tutto
un’isteria brutista da Virgin Prunes persi nel bosco).
Il
passaggio finale di un contatore geiger su quel che si contempla, un
ticchettio ammonitorio.
Ricominciar altrove, seguire il bleep in
modalità anfibia, senza guardarsi attorno, tutto è
dentro.
Feste arcaiche, muri incrostati, ruggine, silenzi,
occupazioni più o meno dichiarate, gente che si puzza la fame
ed il senso chiaro di quel che passa non resta.
Poltiglia vitale
in esoterica trascendenza (la chiosa stritolante di taglio percussivo
industrial/popolare del primo cd), oltre la soglia del buon senso o
farne una questione di gusto (l’anarchismo diy artaudiano, fatto
azione fisica nello strapazzante cerimoniale che anima il secondo
cd).
Certo, tutto, prima o poi si rompe.
Questa l’unica
grazia.
A quest’altezza, la vertigine è buio.

Voto: 9

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