AA. VV. ‘An Anthology Of Turkish Experimental Music 1961-2014’

(Sub Rosa 2016)

Doppio album che racchiude 29 tracce di varie forme di
sperimentazione elettronica turca, prodotte per la maggiore fra 2000
e 2013 (ma anche una pionieristica traccia del 1961).
Nella prima
parte, il focus dell’opera è concentrato su di una severa e
spigolosa visione avantgarde, legata a movimenti di università
e conservatorio.
Nella seconda, le contraddizioni sociali,
espresse sotto forma di field recordings e suoni della tradizione
popolare inseriti nel corpo elettronico, delineano una serie di ampie
traiettorie e mutazioni, maggiormente colorate e
immaginative.
Probabilmente di spessore a tratti più esile
rispetto alla colta rigidità della prima parte (meno
improntata ad un’espansione verso l’esterno), ma nell’urgenza e ansia
palpabile trasmessa, vera e propria forma di arte politica o estetica
del dubbio.
Concretismi e folate digitali, micromovimentazioni,
silenzi e l’arroccamento di una ricerca che non offre spiragli di
facile presa.
Poi, le possibilità produttive offerte da una
tecnologia a basso costo, meticciano il suono originale in una serie
di ipotesi (non tutte riuscite sia chiaro), che sondano e ipotizzano
il maggior numero possibile di congiunzioni fra corpo e concetto.
Il
suono di stanze ribollenti d’idee, di tentativi e visioni, di voglia
d’incorporazione del circostante, quasi a crear una popular music,
propria, altra, permeabile e (+ o -), accessibile.
Personalmente,
alcuni scricchiolamenti della prima parte, fan vibrare goduriosamente
le mie antenne, ma è una questione di questioni, irrisoria e
personale.
Nel complesso, una meravigliosa esplosione di energia e
diversità.
Ovvio tuttavia, che il malloppo, rappresenti un
prima di questi nostri giorni.
Non oso neanche immaginar, quale
sia la trasmutazione in suono di questo tempo d’angoscia che è
l’oggi.
Regime, tradizione, dissenso e fantasia.
Il futuro
dirà.

Voto: 8

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