Concrete

The Darkest Side Of RomaHardCore

Un mio amico, con l’animo profondamente punk, è solito ripetere: “i Concrete sono stati l’inizio della fine” e ha perfettamente ragione! Infatti, nei primi anni ’90 hanno rappresentato un nuovo stimolo all’interno del panorama hardcore nazionale grazie al loro approccio più estremo condito di sonorità metal e testi urlati. Nel corso degli anni le cose sono mutate e i Concrete hanno esplorato nuove atmosfere…


  ( Per motivi di spazio quest’intervista sarà pubblicata nel tempo in 4 parti come il vangelo, se volete direttamente la versione integrale senza jpgs scrivete a Michele michelepan@katamail.com ok?-nda)

 

CONCRETE


In vista del decennale della formazione del gruppo e preoccupato dalla scarsa tensione in termine di preparazione di festeggiamenti e celebrazioni, ho costretto Gregorio, schivo e diplomatico bassista del gruppo, a rispondere alle mie domande in una tarda e calda mattinata dei primi giorni di ottobre a Roma; la ricca chiacchierata che ne è scaturita ha avuto molte digressioni.


Qualche giorno dopo grazie all’esibizione di gruppi grind-hardcore in una roccaforte (purtroppo in grosse difficoltà) delle occupazioni romane, ho potuto porre qualche altra domanda a Cristianone e al Capoccia (chitarrista e batterista).


Ne sono quindi scaturite tre diverse fasi dell’intervista di cui la prima molto più lunga delle altre.


E’ da imputare unicamente a mia pigrizia il fatto di non aver consultato anche gli altri due componenti.


Non solo la storia di un gruppo ma anche tutte le paranoie accumulate in dieci anni di attività…


 


FASE 1 – GREGCasa sua, lui sveglio da poco non ha ancora chiaro se faccio parte dei suoi incubi mattutini o se sono una triste realtà che incombe in mezzo alla sua collezione di dischi.


 


GREG- Dai sbrigate che più ce penso e più mi prende male…


 


-Bene, facciamo un po’ di storia: i Concrete si formano nel 1993, partite in quattro e dopo l’arrivo di Matteo alla chitarra, la line up non subisce altri cambiamenti.


 


GREG- Ecco te la sei risposta da solo….


 


-Voi provenivate tutti da altre esperienze, suonavate già con altri gruppi?


 


GREG- Si, quando ci siamo formati che eravamo in quattro, si.


 


Tu che differenza vedevi tra la tua esperienza precedente e i Concrete? Cosa ti spingeva a formare un gruppo nuovo?


 


GREG- Volevamo fare un gruppo hardcore; il gruppo precedente mio e di Tommy erano gli STUDENT ZOMBIE che univano anime contrastanti hardcore-punk e breat-pop e non si conciliavano molto bene. Volevamo suonare un certo tipo di hardcore; cioè in quel periodo la, l’hardcore era abbastanza monodimensionale. C’era l’hardcore positivo stile GROWING CONCERN e l’hardcore più da centro sociale, più anarcoide che poteva essere più stile KINA, come BLOCK OF FLATS, GUASTAFESTE, e la ci infili in mezzo i FUGAZI e chi ti pare insomma. Noi volevamo fare un gruppo hardcore cadenzato, metal e con il cantato molto urlato non più melodico come poteva essere per esempio nei GROWING CONCERN, be melodico per modo di dire, però non urlato, non estremo.    


 


-Immagino che in questa vostra scelta vi influenzava quella che era l’evoluzione dell’hardcore dei primi anni ’90. Tutti i gruppi che stavano venendo fuori come NEUROSIS, DOWNCAST, INTEGRITY…


 


GREG- I NEUROSIS, quando ci siamo formati ci piacevano già ma conoscevamo solo le prime cose, quindi le cose più HC, i primi due album. Il suono con cui poi dopo sono diventati famosi con i campionamenti, con i violini, ecc. l’abbiamo conosciuto un po’ dopo, quando siamo diventati in cinque e sicuramente da quando l’abbiamo scoperto è diventato un punto di riferimento. Quando ci siamo formati le influenze più dirette erano DOWNCAST, i primi INTEGRITY, CITIZENS ARREST, ENTOMBED (a cannone!), GODFLESH.


 


-Parlami della discografia che io sicuramente sbaglio qualcosa…


 


GREG- Il Demo tape è giugno ’93, autunno ’93 abbiamo registrato i due pezzi per la compilation Rebirth che poi è uscito nel ’94. Verso primavera del ’94 abbiamo registrato il 7” self title che, siccome non ci piaceva, è uscito in tipo 200 copie quell’estate la e ce lo siamo dato via per concerti dato che andavamo in giro. Dopo abbiamo registrato quel pezzo che è uscito sulla compilation della Blu Bus, “Get a grip on reality” ed è l’ultima cosa che abbiamo registrato in quattro, nel gennaio ’94 ma è uscito un botto di tempo dopo. Poi si è aggiunto Matteo e siamo diventati cinque.


Successivamente abbiamo ri-registrato il contenuto del 7” s/t nell’autunno del ’94 aggiungendo un pezzo in più ed è uscito in versione 10” “Patior ergo sum” nel ’95 per S.O.A.. Sempre nel ’95 abbiamo registrato il 7” “Sescenti sexaginta sex” che è uscito nel ’96. Poi a fine ’96 abbiamo registrato il pezzo per il 7” split con gli Antisgammo e il pezzo per la Fifthy One Compilation. Quelli sono usciti entrambi nel ’97. E poi nel ’98 abbiamo registrato “Nunc scio tenebris lux”. E basta, in pratica la siamo finiti…      


Per registrarlo abbiamo speso quasi cinque milioni, penso che chiunque venga a proporci di fare un disco nuovo si scontra con questa memoria nelle nostre teste.


 


-Raccontami qualcosa dell’evoluzione del vostro suono. Sicuramente alcune cose sono cambiate; ad esempio avete cominciato scrivendo testi in inglese e siete passati a cantare in italiano.


 


GREG- L’evoluzione è molto semplice: sicuramente all’inizio del gruppo, nei gusti musicali di tutti i componenti l’hardcore era padrone principale di tutto quanto. Con il passare del tempo questo è cambiato; cioè tutti quanti i componenti del gruppo hanno una grandissima curiosità innata per la musica, il fatto di conoscere man mano che passava il tempo tantissime influenze musicali diverse, apprezzare la musica non perché è hardcore o meno.


Diciamo che l’hardcore è la musica che ci appartiene, però sicuramente i componenti dei CONCRETE sarebbero tutti d’accordo nel dire che è una musica un po’ limitata dal punto di vista delle scelte musicali, del coraggio musicale; cioè si basa molto sull’imitazione, sul sentire altre cose che ti piacciono e farle anche te. Questo è giustissimo però dopo un po’ che fai questa cosa, come sicuramente noi all’inizio facevamo, cioè all’inizio ci sembrava che c’era un certo tipo di gruppi che in Italia, che sapessimo noi, non c’era nessuno che li conosceva, nessuno che se li sentiva, nessuno che suonava quel genere di musica e ci sembrava che fosse un tipo di musica che meritava di essere fatto. Quindi all’inizio eravamo molto imitativi, nel senso che non ci siamo mai posti il problema che se scrivevamo un riff e ci sembrava simile a qualcos’altro di già sentito non lo facevamo. Voglio dire non abbiamo mai escluso un giro musicale perché ci sembrava già sentito, capito che ti voglio dire. Mo non so da dove ero partito…


 


-Dal fatto che man mano che passavano gli anni vi intrippavate anche con altri generi musicali.


 


GREG- Si e progressivamente, diciamo la verità, qualcuno si disinteressava all’hardcore. Cioè, effettivamente è vero che ci sono dei generi di musica che sono molto più elevati, molto più profondi. Quando uno alla fine va a conoscere quelli può darsi che trova difficile… anche per esempio, sentire sempre cantati urlati. Ecco è un po’ limitativo diciamo la verità perché comunque il cantato in un gruppo dovrebbe essere l’aspetto più comunicativo. Quando tu alla fine non fai altro che strillare, soprattutto poi in un’altra lingua, la questione comunicativa la riduci quasi a zero, almeno a livello immediato. E invece la musica è anche questo: è anche comunicazione immediata. Tu vedi dei gruppi che basano la propria musica sulla comunicazione immediata. Poi magari te fa schifo quello che comunicano, che ne so il Rap, capito. Perché il Rap in italiano c’ha avuto un suo momento di successo? Perché comunque coglievano il segno più per le cose che dicevano che per la musica che facevano, che ne so i SANGUE MISTO o gli ASSALTI FRONTALI. Cioè alla fine magari a te, te piava bene de cantatte in testa quelle canzoni (sto dicendo ipoteticamente), non perché dici questo riff spacca il culo e mi fomenta, ma perché stai li a fumarti una tromba e dici “fumo la mia porra”. Voglio dire è comunicazione a livello più…Quindi la musica è anche questo e l’hardcore da questo aspetto è una musica molto più di nicchia, molto più organizzata in un altro sistema.


Sicuramente Tommy di hardcore, a parte certi gruppi che possono essere particolarmente notevoli perché si differenziano molto dagli altri, ad esempio i NEUROSIS sicuramente Tommy se li sente tuttora, se glieli fai sentire non è che non gli piacciono, però voglio dire questo tipo di problematica a lui l’ha portato a cantare dall’inglese all’italiano. Comunque noi all’inizio eravamo convintissimi della nostra scelta di comunicare in inglese perché all’interno dell’hardcore si comunicava molto internazionalmente e molto in inglese, tutto ciò era importante per far capire il proprio pensiero. Tant’è che quando eravamo andati a suonare al Paltrussardi e ci stava il talent scout della Sony che ci ha detto “voi siete fighi però dovreste cantare in italiano”, noi molto offesi da questo fatto gli abbiamo detto “te non ci puoi venire a dire come dobbiamo cantare”, dopodiché dopo un anno abbiamo cambiato. E’ stato molto intelligente…. Appunto, vedi, il fatto di essere critici a priori nei confronti di un certo tipo di figura, comunque poi non è detto che c’hai ragione.


 


-Vabbé nel vostro caso si può dire che la major non hanno influenzato le vostre scelte musical.


 


GREG- No, no, però a ripensarci, forse facevamo meglio a farci influenzare.


 


-OK, questa la levo dall’intervista…


 


GREG- Macché sei matto? Proprio adesso che siamo entrati in un territorio interessante…. Comunque appunto, per rivendicare il fatto di essere un gruppo hardcore atipico, sono molto contento di questo fatto che i Concrete sono stati un gruppo hardcore atipico, perché secondo me una delle cose più entusiasmanti sono proprio i testi, soprattutto da quando sono in italiano. Perché se devo guardare a tutto quello che abbiamo fatto, sicuramente ci sono delle cose che le abbiamo fatto soprattutto dal punto di vista dei testi.


 


-Visto che stiamo parlando di testi dimmi una cosa: la canzone del 7” split con gli Antisgammo, comincia con il testo in inglese e finisce in italiano. E’ solo un caso, o rappresenta il punto di svolta?


 


GREG- No, è proprio il momento della transizione, che è avvenuta quando stavamo facendo quella canzone la, comunque in quel periodo. Forse, adesso non mi ricordo bene, ma forse quella canzone è stata composta…. E’ capitato spesso che noi abbiamo fatto una canzone, dopodiché abbiamo deciso che ci faceva schifo, però in realtà un pezzo invece ci piaceva e allora tenevamo un pezzo e cambiavamo il seguito e cose del genere. Quindi può anche darsi che quella canzone sia stata composta in due momenti leggermente diversi e poi attaccata così, forse, non me lo ricordo bene comunque. Quella è un esempio di canzone che avendo un pezzo di arpeggio, quindi uno stacco melodico, poco rumoroso, con il cantato in italiano non urlato, quella canzone è un esempio di una cosa che siamo riusciti a fare, di comunicazione immediata. Non  abbiamo i testi tipo “fumo la mia porra”, sono un po’ più criptici come significato però tu sei perfettamente cosciente di quello che stai sentendo cantare in quel momento, non è solo un suono. Quella è una cosa di cui sono molto contento, mi dispiace non ripeterla, ecco.


 


-Cambiamo argomento se no diventiamo malinconici. Nei vostri primi anni di attività eravate tra i principali animatori della scena HC romana; organizzavate i concerti, le compilation, stavate in mezzo a un sacco di storie, distribuzione, contatti con i gruppi. Poi con il passare degli anni vi siete un po’ fatti da parte. Come mai, cosa pensi sia cambiato in questi anni rispetto alla scena, all’attitudine con cui si pone e si organizzano le cose. Ovviamente ti chiedo anche che ne pensi della scena hardcore di oggi.


 


GREG- Non lo so, dev’essere una domanda a cui rispondere individualmente. Io faccio le cose con entusiasmo finché inevitabilmente non mi chiudo un po’ in me stesso a criticare tutto, allora accanno le cose a metà strada. Anche con l’organizzazione dei concerti mi sono più o meno sempre comportato così; per tanto tempo l’ho fatto più spesso e poi sicuramente c’è stato un periodo in cui non l’ho fatto per niente perché stavo parecchio stranito con me stesso e col mondo. Alla fine il fatto di organizzare concerti significa portare insieme persone, quindi uno deve essere pronto ad accoglierle con sincerità, non controvoglia. Quando uno alla fine si trova a fare le cose, ma preferirebbe fare altro, allora è meglio non farle. Poi è una cosa individuale per quanto riguarda i membri dei CONCRETE; ci sono alcuni che non hanno mai fatto più di tanto dai, cioè voglio dire il cui interesse è sempre stato pratico e non tattico a prescindere. Ci sono altri che hanno una vocazione irrefrenabile: Cristianone rimane una persona che quando sta a un concerto si deve sempre impicciare della sistemazione dei suoni, e giustamente, perché ha un’esperienza infinita per quanto riguarda fare il suono live quindi è uno che per esempio a un concerto si mette sempre la a chiacchierare con il mixerista, a smanettare e fa sempre comunque un servizio a dei gruppi che magari manco conosce o magari gli stanno pure sul cazzo, però poi si sentono tutti un concerto che suona meglio. Il Capoccia, mo è un anno e mezzo che sta a occupà, nel senso che è andato ad occupà un posto, non che è andato a vivere in un posto occupato; quindi pure lui forse si sbatte molto di più adesso di una volta.


 


-E dei gruppi di oggi? Che mi dici di questi giovini?


 


GREG- Di questi giovini… Veramente nel corso degli anni di gruppi se ne so visti tanti. Soprattutto quello di cui uno si rende conto è che ci sono certe persone che l’hardcore lo attraversano e altre che in finale se lo vivono. Poi, possono esserci i motivi più disparati, uno può viversi l’hardcore con continuità perché non ha abbastanza fantasia da andarsi a scoprire altre cose fighe nella vita oppure per, che cazzo ne so, per la genuina passione per questa cosa qui. Sono due motivazioni abbastanza diverse però se alla fine le due persone diverse che arrivano con queste motivazioni diverse però le rincontri sempre, so simpatiche, si comportano bene con te, tutte queste cose qua alla fine sono quelle che noti di più, piuttosto che i gruppi. Perché poi alla fine c’è un gruppo nuovo in cui suona gente nuova che non hai mai visto, ma ci suona anche qualcuno che conosci da un sacco di tempo.                                                            (..continuerà)


Michele Panuccio